Si apre in una nuova scheda

La difesa comincia dalla società: i sette requisiti NATO per la resilienza

di Ferruccio Di Paolo

Socio di Vallum ETS – Esperto di resilienza, gestione delle crisi e comunicazione strategica

Che cosa accade se per gravi eventi sul territorio si interrompesse l’energia elettrica, le comunicazioni e i trasporti, portando l’intero Sistema a una situazione di crisi? La risposta riguarda la vita quotidiana dei cittadini, ma anche la capacità delle forze armate di operare.

La stretta interdipendenza tra capacità civili e capacità delle Forze Armate è il motore delle attività della NATO nel campo della resilienza: preparare tutte le strutture di un paese alle conseguenze di un attacco riuscito, consentendo una tenuta sociale e una risposta allo shock con azioni atte a ripristinare rapidamente le funzioni compromesse.  Il suo fondamento è l’articolo 3 del Trattato del Nord Atlantico, che impegna gli Alleati a sviluppare la propria capacità individuale e collettiva di resistere a un attacco armato.

Nel 2016 l’Alleanza individuò sette requisiti di base: continuità del governo; approvvigionamento energetico; gestione degli spostamenti della popolazione; disponibilità di cibo e acqua; capacità di affrontare situazioni con numerose vittime ed emergenze sanitarie; tenuta delle comunicazioni civili; funzionalità dei trasporti. Sembrano ambiti distinti, ma sono strettamente connessi. Un’interruzione dell’energia, per esempio, può propagarsi alle reti di comunicazione, agli ospedali, alla distribuzione dell’acqua e alle industrie alimentari.

Il mutato contesto di sicurezza ha indotto la NATO ad aggiornare i sette requisiti. La versione pubblicata il 15 settembre 2026 ne conserva l’impianto, ma precisa per ciascuno dei punti gli obiettivi di pianificazione e le capacità da verificare.

Emerge con particolare chiarezza il ruolo della componente civile nella difesa collettiva. Le operazioni militari dipendono da infrastrutture e servizi spesso gestiti da soggetti civili: energia, trasporti, telecomunicazioni, forniture mediche, acqua e alimenti. I piani nazionali devono perciò tenere conto, nello stesso momento, dei bisogni della popolazione e del sostegno alle forze alleate presenti sul territorio. Il documento invita anche a definire responsabilità tra amministrazioni, operatori privati e autorità militari e a verificare i piani attraverso esercitazioni.

Il sesto requisito richiama la tenuta delle reti di comunicazione e la capacità delle autorità di raggiungere la popolazione anche durante una crisi. La comunicazione, in effetti, attraversa tutti e sette i requisiti: informazioni tempestive e comprensibili aiutano i cittadini a proteggersi durante un’interruzione dell’energia, un’emergenza sanitaria, una carenza d’acqua o un’evacuazione. Permettono inoltre alle istituzioni di coordinare le risposte nei diversi settori.

Accanto alla comunicazione durante la crisi, la comunicazione preventiva costituisce uno dei pilastri di una società resiliente. Spiegare in anticipo i rischi, le misure di preparazione e i comportamenti da adottare accresce la consapevolezza delle persone e riduce la vulnerabilità della società alle minacce ibride. Una popolazione informata è infatti meno esposta alle campagne di manipolazione della percezione e delle decisioni: una dimensione della guerra cognitiva che può accompagnare le crisi e indebolire la fiducia nelle istituzioni.

I sette requisiti descrivono, in definitiva, una preparazione che precede l’emergenza: conoscere le dipendenze tra i settori, attribuire le responsabilità, predisporre alternative e provarle. È così che la continuità della vita civile contribuisce alla credibilità della difesa.

Link al file NATO:2026 Resilience Baseline Requirements | NATO Official text